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Il vino è stato una delle più importanti sostanze medicali del passato almeno fino a due secoli fa, anche grazie alla sua diffusione e alla facilità di assunzione. Al vino si attribuivano proprietà magiche. Nel mondo antico era consigliato per un’innumerevole quantità di disfunzioni. Per esempio, nell’antico Egitto i testicoli d’asino venivano macinati e macerati nel vino per curare l’epilessia. Plinio il Vecchio, vissuto a Roma nel I secolo d. C., suggeriva di assumere vino e ruta (pianta originaria della macchia mediterranea) per ogni forma di puntura e morso. Nonostante l’arrivo della medicina “dotta” a partire dal XV secolo, la farmacopea popolare ha continuato a farne ampio uso almeno fino alla metà del Novecento. Nel viterbese lo “spavento” (che oggi potremmo definire come un evento traumatico) era curato con mezzo bicchiere di vino in cui veniva spento un pezzo di brace accesa. A Vignanello gli anziani ne ricordano l’utilizzo contro tosse e infreddature: si beveva molto caldo con un po’ di zucchero poco prima di andare a dormire. La mattina seguente, giurano le persone che l’hanno provato, sarebbe sparito ogni sintomo. I riferimenti storici legati alla sua diffusione come medicinale sono numerosissimi.