saper bere

Il concetto del bere vino è profondamente cambiato negli ultimi anni, passando dal vino come bevanda quotidiana a un uso che rimanda a differenti immaginari. Oggi il vino è legato anche ai riconoscimenti di qualità, alle retoriche del gusto, al marketing territoriale, ai divieti di assunzione. È possibile immaginare che un tempo fosse un “alimento sociale totale”: nutriente per le dure giornate nei campi, cura per i malanni quotidiani, dispositivo di socialità nei momenti di convivio. Quali erano i luoghi del bere? Tra i principali c’era sicuramente la cantina, per un bicchiere spillato sul momento o per una “cantinata” organizzata tra amici: «Si passava a comprare un filo di pane, merluzzo, alici, peperoni. Poi si andava in cantina, due bigonci e due pezzi di legno come tavolo e si passava la serata in allegria» (F. T.). Le cantine potevano diventare delle vere e proprie mescite di vino: le cosiddette “fraschette”, riconoscibili per un ramo di alloro posto all’ingresso. Nelle fraschette oltre a bere si giocava: a morra, a carte, a boccia o a piastrella, a ruzzolone. Chi vinceva beveva, chi perdeva pagava. Bere in compagnia significava anche darsi una misura, capire quando era il momento di smettere. Non sempre però questo accadeva, e lo stato di ebbrezza che ne derivava poteva rappresentare un problema per familiari e amici: «C’erano quelli che glie se prendeva a male e diventavano nervosi e cattivi. Pure alle mogli glie menavano. C’era uno che quando se mbriacava dava botte a tutti, pure alla moglie» (M. F.).