saper vendemmiare
La vendemmia è il momento in cui si porta in cantina il raccolto per la vinificazione. In passato si cominciava la prima metà di ottobre e si proseguiva anche per più di un mese. Era un momento di duro lavoro fatto di giornate lunghe e interminabili. Uomini, donne, anziani e bambini: tutti erano chiamati a partecipare. Il paese si svuotava, le famiglie si riversavano di giorno nei campi e di sera nelle cantine: «In campagna c’andavano tutti, anche i bambini che camminavano ancora a pecoroni e i vecchi che riuscivano a malapena a camminare» (G. O.). Non doveva andar sprecato nemmeno un vago (chicco) d’uva: «Guai se cadevano per terra, i nostri genitori li raccoglievano tutti, non c’era spreco» (F. C.). L’uva “strappata” (staccata) dalla vite veniva raccolta nei “quartucci” di legno, spostati su e giù per i filari, e poi riversata nei bigonci per essere portata in cantina. Maneggiare i recipienti era piuttosto faticoso: i contadini dicevano che «il quartuccio pesa più vòto che pieno». Ma la vendemmia era anche un momento di divertimento: la famiglia si riuniva nei campi e insieme si parlava e si cantava. Talvolta due o più famiglie si aiutavano reciprocamente: il lavoro “a cagna” (a scambio) permetteva di condividere sudore ed energie. Un tale dispendio di forze necessitava la preparazione di cibi e piatti più ricchi, e questo contribuiva al clima di festa che in parte mitigava il duro lavoro: «Per la vendemmia “rompevamo” il prosciutto che avevamo conservato fino a quel momento» (F. T.). Altri piatti consueti erano funghi porcini e capretto o coniglio. Prima dell’avvento dei trattori (anni ’70) i bigonci pieni di uva si caricavano sulle some e sui carretti e si portavano in cantina. Gli animali adibiti al trasporto erano l’Asino Viterbese o la Maremmana, antiche razze locali che oggi, non trovando più impiego nei campi, rischiano di estinguersi. È per questo che l’ARSIAL (Agenzia per lo Sviluppo e dell’Agricoltura del Lazio) ha da tempo avviato dei mirati programmi di salvaguardia volti a scongiurare il rischio di erosione genetica.